Pixel Sundays: DOOM – Dall’horror pixelato alla power fantasy di uno sparatutto iconico

Il franchise di DOOM fa parte del mondo videoludico da oltre 30 anni ed è impossibile immaginarlo senza di esso. Per questo motivo, questo franchise è perfetto per il nostro articolo di Pixel Sundays di questa settimana. Esploriamo le origini e l’evoluzione dell’intera saga.

Riassunto

Il franchise DOOM rappresenta violenza pura, nemici iconici e probabilmente il gameplay più aggressivo del genere sparatutto. Che sia su Marte, in portali infernali o recentemente in un oscuro Medioevo, DOOM è stato ovunque e si è sempre evoluto. Tuttavia, il gioco è rimasto fedele alle sue origini.

La nascita di un genere – DOOM classico (1993–1997)

Lo sviluppo del primo DOOM iniziò nel 1993 presso id Software. Lo studio fu fondato da John Carmack, John Romero, Tom Hall e Adrian Carmack. Carmack si occupava del motore grafico, mentre Romero era responsabile del design dei livelli e dell’implementazione degli elementi interattivi. Il gioco fu sviluppato su computer NeXT con un editor di livelli proprietario chiamato DoomEd.

DOOM

DOOM venne pubblicato il 10 dicembre 1993 ed è considerato un pietra miliare nella storia dei videogiochi. Grazie al motore id Tech 1, offriva un gameplay 2.5D fluido, azione veloce e un’estetica splatter e oscura. Una delle sue caratteristiche più innovative era il motore modificabile, che permetteva ai giocatori di creare contenuti personalizzati. I dati come livelli, grafiche e suoni erano salvati in file WAD separati, facilitando il modding.

Un anno dopo, nel 1994, uscì DOOM II: Hell on Earth. Il gioco continuava la storia del primo titolo e introduceva nuovi nemici come Mancubus, Revenant e Arch-Vile. Includeva anche una nuova arma: la Super Shotgun. I livelli non erano più strutturati in episodi ma seguivano una progressione continua con design più complessi e combattimenti più intensi.

DOOM

DOOM 64 fu il capitolo successivo della serie. Come suggerisce il nome, venne pubblicato esclusivamente per Nintendo 64. Questo titolo era una continuazione indipendente con nuove grafiche e colonna sonora. Utilizzava una versione modificata del motore di DOOM ed era caratterizzato da un’atmosfera particolarmente cupa. Con la remaster del 2020 e i riferimenti in DOOM Eternal, DOOM 64 è oggi considerato parte ufficiale della saga.

Il primo DOOM influenzò profondamente anche il genere degli sparatutto in prima persona. Introdusse il termine “Deathmatch” per indicare le modalità multiplayer. Nella sua prima versione, il multiplayer era disponibile solo in locale, tramite cavo null modem, modem o rete locale. Inoltre, pose le basi della cultura del modding nei videogiochi. Grazie alla struttura aperta del motore, la community poteva creare livelli e mod personalizzati. Questo contribuì alla longevità del gioco e al suo impatto duraturo sull’industria.

Cambio di prospettiva – Horror, oscurità e trama in DOOM 3

Con DOOM 3, id Software realizzò un radicale nuovo inizio nel 2004. Invece di puntare solo sull’azione veloce, il gioco offriva una profonda esperienza horror. Il giocatore veste i panni di un marine senza nome che combatte contro creature demoniache in una stazione di ricerca su Marte. L’atmosfera oscura, unita a momenti di tensione e un sound design opprimente, conferiscono al gioco un’identità unica.

DOOM

Grazie al motore id Tech 4 sviluppato appositamente per il gioco, DOOM 3 offriva per la prima volta illuminazione e ombre dinamiche in tempo reale. Questo contribuiva a creare un’atmosfera inquietante. Le sequenze cinematiche integrate nel gioco aumentavano l’immersione. Rispetto ai predecessori, il gioco puntava molto di più sulla narrazione: si potevano raccogliere registrazioni audio e voci dai PDA per scoprire la storia della stazione e del suo equipaggio. Il gameplay era anche più lento, con un forte accento sulla sopravvivenza in un ambiente ostile.

Nel 2012 è stata pubblicata la DOOM 3: BFG Edition. Si tratta di una versione migliorata dell’originale. Questa edizione include grafica migliorata, una nuova colonna sonora e contenuti aggiuntivi come l’espansione Resurrection of Evil e The Lost Mission. Inoltre, è stata introdotta una torcia montata sulla spalla, che consente di illuminare e sparare contemporaneamente.

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Il gioco è stato elogiato per la sua brillantezza tecnica e l’atmosfera. Tuttavia, altri sono rimasti delusi dalla mancanza di gameplay veloce e ricco d’azione. Lo stile di gioco più lento e il focus sugli elementi horror hanno portato a reazioni contrastanti nella community.

La ridefinizione – Brutale, veloce, senza compromessi (DOOM 2016 & Eternal)

Nel 2016, id Software è tornata alle origini con DOOM (2016). Il gioco ha reintrodotto un gameplay rapido e adrenalinico, spingendo i giocatori a giocare in modo aggressivo e a fare a pezzi i nemici. Il sistema di “Push-Forward Combatpremia lo stile di gioco offensivo, ad esempio con le “Glory Kill” – esecuzioni che rigenerano la salute. La motosega permetteva di ottenere munizioni. Grazie al motore id Tech 6, il gioco offre fluidità a 60 FPS e grafica spettacolare. La colonna sonora è stata composta da Mick Gordon, che ha fuso elementi metal e industrial.

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Successivamente, nel 2020 è uscito DOOM Eternal. Questo gioco ha ampliato il successo del predecessore introducendo nuove opzioni di movimento come salti doppi, scatti aerei e il “Meat Hook” – un rampino collegato al super fucile a pompa che consente di agganciarsi rapidamente ai nemici. Il level design è diventato più verticale e complesso, offrendo maggiore libertà di movimento e strategia. Sono state aggiunte nuove armi come il lanciafiamme e il “Blood Punch”, oltre a nuovi nemici con punti deboli specifici, aumentando così la profondità tattica.

Per DOOM Eternal sono state rilasciate anche diverse espansioni: The Ancient Gods – Parte Uno e Parte Due. Questi DLC proseguono la storia del gioco e offrono livelli impegnativi con nuovi nemici come il “Cursed Prowler” e lo “Screecher”. Molti giocatori, tuttavia, hanno criticato la forte presenza di sezioni platform e l’uso obbligato del “Meat Hook” in alcune fasi. Questo è stato percepito come uno scostamento dal classico gameplay di DOOM.

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DOOM Eternal includeva anche una modalità multigiocatore. Nota come “Battlemode”, ha ricevuto reazioni miste. Alcuni hanno apprezzato il formato 2 contro 1, mentre altri sentivano la mancanza di modalità classiche come il “Deathmatch”. Purtroppo, sono stati segnalati anche problemi tecnici come lag e bilanciamento.

Il futuro inizia dal passato – DOOM: The Dark Ages (2025)

DOOM: The Dark Ages è un prequel di DOOM (2016) e DOOM Eternal. Il gioco mostra le origini del Doom Slayer in un’ambientazione oscura ispirata al medioevo. La storia si svolge nel Medioevo, molto prima degli eventi dei giochi precedenti. Al centro c’è la guerra tra i Sentinelle e le forze dell’Inferno. Il Doom Slayer viene rappresentato come un “carro armato d’acciaio” dotato di poteri sovrannaturali per salvare l’umanità.

DOOM

Il focus del gameplay è cambiato. Non si tratta più di combattimenti acrobatici e veloci, ma di scontri corpo a corpo lenti ma potenti. Il gioco introduce nuove armi come la “Shield Saw”, una combinazione di scudo e sega, e lo “Skull Crusher”, che lancia schegge ossee. C’è anche una meccanica di parata che consente di bloccare e contrattaccare strategicamente.

Per la prima volta nella serie, è possibile controllare dei veicoli. Anche se il termine “veicolo” è un po’ ampio: si possono guidare un drago sputafuoco e il mech alto 30 piani “Atlan”. Queste sezioni offrono varietà, ma il focus rimane comunque sui combattimenti intensi. Il level design combina aree lineari e aperte con ambienti come foreste, dungeon e antichi campi di battaglia.

DOOM

Il gioco è stato sviluppato con il nuovo motore id Tech 8. Questo motore consente fisica avanzata, ambienti distruttibili e animazioni impressionanti. Supporta inoltre ray tracing, effetti di illuminazione realistici e texture dettagliate. Per i giocatori PC è necessaria una GPU compatibile con ray tracing per vivere l’esperienza completa.

I critici lodano DOOM: The Dark Ages per la sua messa in scena atmosferica e il coraggioso cambio di stile, che rende comunque omaggio alle radici della serie. La combinazione di ambientazione medievale, combattimenti intensi e una trama più profonda offre un’esperienza coinvolgente sia per i fan di lunga data che per i nuovi arrivati.

Tecnologia & Eredità – Cosa rende DOOM diverso (e migliore)

La serie DOOM è sempre stata all’avanguardia tecnologica. Abbiamo parlato spesso del motore id Tech, che si è evoluto con ogni capitolo di DOOM, ma riassumiamo ora i miglioramenti più importanti.

  • id Tech 1 (1993): Ha rivoluzionato il genere FPS con grafica 2.5D, gameplay fluido e l’introduzione dei file WAD, che hanno reso possibile il modding.
  • id Tech 4 (2004): Introdotto in DOOM 3, offriva illuminazione e ombre dinamiche, contribuendo a un’atmosfera horror più intensa.
  • id Tech 6 (2016): Permetteva un gameplay fluido a 60 FPS in DOOM (2016), con grafica impressionante e tempi di caricamento brevi.
  • id Tech 8 (2025): Usato in DOOM: The Dark Ages, offre fisica avanzata, ambienti distruttibili e animazioni straordinarie.

DOOM ha avuto fin dall’inizio una community di modding molto attiva. È una delle più creative del mondo videoludico. Esistono mod che modificano il gameplay, ma alcuni modder sono andati oltre. Hanno reso il DOOM originale giocabile in PDF, su una calcolatrice, un frigorifero e altri dispositivi.

DOOM

Una delle mod più popolari è Brutal DOOM: Questa mod offre un gameplay ancora più intenso con effetti realistici e nuove meccaniche. Esistono anche mod che trasformano completamente il gioco, chiamate Total Conversion Mods. Alcuni esempi sono Blade of Agony e Project Brutality, che trasformano DOOM in esperienze completamente nuove.

La musica di DOOM si è evoluta molto nel corso degli anni. I primi giochi utilizzavano tracce MIDI classiche, spesso reinterpretate dalla community. Le colonne sonore moderne, da DOOM (2016) in poi, sono state composte da artisti come Mick Gordon. Hanno stabilito nuovi standard combinando metal e industrial.

DOOM ha anche un posto fisso nella cultura pop. Ci sono molti meme. Frasi come “Rip and Tear” e il “DOOMguy” fanno parte della cultura di Internet. Esistono anche meme che mostrano il DOOM Slayer insieme ad altri personaggi, come Isabelle di Animal Crossing.

DOOM

DOOM ha avuto una grande influenza sul genere shooter. Ad esempio, Quake ha proseguito l’innovazione di DOOM introducendo la grafica 3D completa. Molti elementi di gameplay di Halo sono stati ispirati da DOOM. Inoltre, DOOM ha contribuito alla diffusione degli FPS su console. Ultrakill è uno “boomer shooter” moderno che riprende l’azione veloce e l’estetica retrò di DOOM.

Conclusione – DOOM è eterno

DOOM è più di un videogioco – è un patrimonio culturale del mondo del gaming. Dal 1993, questa saga non solo ha contribuito a fondare il genere degli sparatutto, ma lo ha anche ridefinito più volte. Dalla violenza pixellata degli anni ’90 all’horror atmosferico di DOOM 3, fino all’azione brutale e stilizzata di DOOM (2016) ed Eternal, ogni epoca ha lasciato il proprio segno.

DOOM

Con DOOM: The Dark Ages, id Software compie un altro passo audace che non solo espande il franchise, ma rende anche omaggio alle sue origini. L’ambientazione medievale, unita a nuove meccaniche e a una tecnologia all’avanguardia, dimostra che DOOM continua a innovarsi – senza perdere la propria identità.

DOOM è sempre stato un pioniere tecnologico – dal motore id Tech 1 all’id Tech 8. Ma altrettanto importante è il suo impatto sulla community: mod come Brutal DOOM e le Total Conversion tengono vivo il suo lascito e lo arricchiscono continuamente.

DOOM

Che si tratti di massacri di demoni, cultura dei meme o colonne sonore metal, DOOM non è un gioco che si adatta agli altri. È il gioco a cui gli altri si ispirano. Ed è proprio per questo che DOOM non è solo eterno – è ancora oggi rilevante.


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