Pixel Sundays: Need for Speed – 30 Anni a Tutto Gas – Classici, Auto Iconiche e Tracciati Futuri

A molte persone piacciono la velocità e le auto sportive. Dal 1994, Need for Speed corre a tutto gas nella storia dei giochi di corse – dalla 3DO fino all’esperienza arcade definitiva su PlayStation 5 e PC. Con oltre 150 milioni di copie vendute, è uno dei titoli di corse più di successo di sempre e il protagonista del nostro articolo Pixel Sundays di oggi.

Indice

Il franchise di Need for Speed è diventato una parte importante della cultura dei racing game, con auto iconiche, gare clandestine, inseguimenti della polizia e personalizzazione spinta. Oggi ripercorriamo insieme come tutto è iniziato, come si è evoluto negli anni e ovviamente le auto leggendarie.

Le origini – I primi anni di Need for Speed e l’arcade

Tutto inizia nel 1994 con il primo Need for Speed. EA Canada sviluppa il gioco in esclusiva per la 3DO, una console prodotta da Panasonic. Successivamente arriva su PC, PlayStation e Saturn. Il gioco si contraddistingue per un mix di guida realistica e feeling arcade. Era così curato che si percepiva persino il peso dei veicoli.

Need for Speed

Includeva nove supercar con licenza ufficiale, tra cui Lamborghini Diablo, Porsche 911 Carrera, Ferrari 512TR, Dodge Viper RT/10 e altre. Per l’epoca, questi modelli erano straordinariamente dettagliati. Inoltre, il gioco proponeva video, schede tecniche e commenti – una sorta di “catalogo interattivo di auto”.

I tracciati spaziavano da strade di montagna a scenari costieri con paesaggi elaborati. Naturalmente c’erano anche traffico e inseguimenti con la polizia.

Tre anni dopo, nel 1997, esce Need for Speed II. Questo capitolo si concentra di più sulle auto esotiche come la McLaren F1 e la Ferrari F50. I circuiti diventano più fantasiosi, con templi asiatici o canyon californiani. Tuttavia, molti giocatori hanno criticato la fisica troppo arcade, spingendo EA a tornare poi a un approccio più realistico.

Need for Speed

Nel 1998 arriva Need for Speed III: Hot Pursuit, che rivoluziona la serie introducendo gli inseguimenti con la polizia. Si poteva giocare sia come pilota che come agente. Il titolo è stato apprezzato per le meccaniche di polizia, con barriere e comunicazioni via radio. Il gameplay diventava un vero gioco del gatto e del topo, e i giocatori lo adoravano. Anche la grafica era notevole per l’epoca.

Nel 1999 viene pubblicato Need for Speed: High Stakes / Road Challenge, che introduce un modello di danni in grado di influenzare la guida e le prestazioni. Inoltre compare un sistema economico: bisognava vincere denaro per comprare auto, ripararle e modificarle. Era anche possibile scommettere la propria auto in gare “High Stakes” e perderla. Il gioco supportava il multiplayer locale in split-screen o in LAN.

Nel 2000 debutta Need for Speed: Porsche 2000. Come suggerisce il nome, era interamente dedicato al marchio Porsche. È l’unico capitolo con licenza esclusiva di un solo produttore. Includeva più di 80 modelli Porsche dal 1948 al 2000. Tra le modalità spiccava l’Evolution Mode, che ripercorreva la storia del marchio, e il Factory Driver con sfide di precisione.

Need for Speed

La fisica di guida era ancora più realistica che in High Stakes, con grande attenzione al feeling autentico. I modelli delle auto erano impressionanti per l’epoca. La versione PlayStation era ridotta rispetto a quella PC.

Evoluzione urbana – Underground, Most Wanted e Carbon

Ora passiamo a una fase diversa. La serie era già molto popolare e aveva una community consolidata. Nel 2003 esce Need for Speed: Underground, un punto di svolta. La saga abbandona le supercar per concentrarsi sulla cultura del tuning, ispirata ai film come Fast and Furious.

Need for Speed

Il gameplay propone gare clandestine notturne in una grande città fittizia, con drift e drag race come modalità principali. La polizia scompare completamente, lasciando spazio a corse illegali. Il tuning diventa più profondo che mai, con miglioramenti delle prestazioni (motore, turbo, trasmissione) e personalizzazione estetica come alettoni, body kit e vinili. La colonna sonora mescolava rock e hip-hop. Il gioco ha venduto più di 7 milioni di copie ed è diventato un classico di culto.

Un anno dopo, Need for Speed: Underground 2 introduce un mondo aperto: la città di Bayview. Si poteva esplorarla liberamente e iniziare le gare nei vari punti. Le opzioni di tuning venivano ulteriormente ampliate, con neon, cerchi personalizzati e impianti audio. Per la prima volta erano presenti anche gare con SUV. Anche se le missioni erano un po’ ripetitive, il titolo conquistava per atmosfera e varietà.

Need for Speed Most Wanted (2005) è probabilmente il capitolo più iconico. L’obiettivo era combinare lo stile di Underground con gli inseguimenti di Hot Pursuit. La polizia tornava a essere un elemento chiave. La storia era più elaborata, con rivali e una blacklist di piloti da sconfiggere. L’azione si svolgeva nella grande città aperta di Rockport City. Bisognava battere avversari e accumulare taglie. Gli inseguimenti avevano diversi livelli di allerta, con blocchi stradali, chiodi e SUV d’assalto.

Need for Speed

Most Wanted ha introdotto l’auto più emblematica della saga: la BMW M3 GTR bianca e blu. Il gioco è stato un enorme successo, pubblicato su PC, PlayStation 2, Xbox, Xbox 360 e GameCube, con oltre 16 milioni di copie vendute. Ancora oggi è il preferito di molti fan.

Nel 2006 esce il seguito diretto, Need for Speed Carbon. Mescolava gare cittadine con duelli nei canyon ispirati al touge. Per la prima volta si poteva reclutare una squadra con blocker, scout e drafters. Inoltre veniva introdotto un sistema di territori per conquistare quartieri rivali. Le auto erano divise in classi: Tuner, Muscle ed Exotic, ciascuna con il suo stile di guida.

Need for Speed

Le gare nei canyon erano uno dei momenti più emozionanti della carriera. Erano ispirate alle corse di montagna giapponesi, con il rischio di precipitare dai dirupi. Anche la personalizzazione cambiò molto grazie alla nuova funzione Autosculpt, che permetteva di modellare liberamente le parti della carrozzeria. Il gioco venne lodato per la sua atmosfera e le opzioni di personalizzazione, anche se il mondo aperto era meno vasto rispetto a Most Wanted. Il titolo vendette più di 8 milioni di copie.

Simulazione e Arcade – Da ProStreet a Shift 2

Con Need for Speed ProStreet, uscito nel 2007, la serie cambiò radicalmente direzione. Non c’erano più corse illegali, ma competizioni ufficiali su licenza. Si respirava una sensazione motorsport con una fisica dei danni realistica. Si gareggiava su circuiti reali e fittizi come Chicago Airfield o Nevada Highway.

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Il gioco offriva diverse modalità come Gare Grip, Drift, Drag e Speed Challenge. Se distruggevi troppo l’auto, poteva diventare irrecuperabile. I danni erano visibili e si potevano staccare pezzi della carrozzeria. Per la personalizzazione c’erano i Blueprints come modelli preimpostati o la possibilità di regolare ogni dettaglio. Inoltre, il titolo disponeva di un motore fisico migliorato. La critica principale fu la perdita dell’atmosfera Underground. Nonostante ciò, vendette circa 5 milioni di copie.

Successivamente uscì Need for Speed Undercover. Questo episodio offriva una storia cinematografica con un tocco hollywoodiano. Interpretavi un poliziotto sotto copertura che si infiltra nelle bande criminali. Il gioco proponeva un grande mondo aperto, la Tri-City Bay Area. Erano presenti gare classiche su strada, inseguimenti e missioni come consegne, fughe dalla polizia e checkpoint. Per rendere l’esperienza più realistica vennero integrate sequenze video con attori reali come Maggie Q.

Il gioco ricevette diverse critiche per la sua trama ambiziosa e l’atmosfera. L’intelligenza artificiale e le prestazioni erano inferiori rispetto ai capitoli precedenti. Inoltre, erano presenti numerosi bug su PC e PS3. Una caratteristica particolare era l’Heroic Driving Engine, che permetteva manovre cinematografiche come i testacoda o i power slide. Anche questo capitolo vendette circa 5 milioni di copie.

Need for Speed

Nel 2009 arrivò Need for Speed: Shift, pensato come un rivale diretto di Gran Turismo e Forza Motorsport. Il gioco offriva una guida realistica su circuiti ufficiali (Brands Hatch, Spa, Laguna Seca). La visuale interna era estremamente dettagliata, con le mani che vibravano e l’effetto tunnel negli impatti. Si poteva progredire da principiante a professionista e si guadagnavano punti in base allo stile di guida preciso o aggressivo. Il titolo fu accolto positivamente come un “simulatore serio”.

Nel 2011 venne pubblicato Shift 2: Unleashed. Anche se non portava ufficialmente il nome Need for Speed, faceva parte della saga. Il gioco offriva una telecamera dinamica dal casco. C’erano gare notturne con visibilità ridotta e un modello di danni realistico. In totale erano presenti 35 circuiti reali, tra cui il Nürburgring Nordschleife.

Era Moderna – Da Hot Pursuit Remastered a Unbound

Entriamo nell’era moderna a partire dal 2010. In quell’anno uscì Need for Speed Hot Pursuit, che segnò il ritorno della dinamica poliziotti contro corridori con Autolog. Si poteva di nuovo giocare come poliziotto o come pilota. Gli inseguimenti includevano armi speciali come bande chiodate, EMP e posti di blocco. Il sistema Autolog era una funzione sociale rivoluzionaria, che permetteva di confrontare in tempo reale tempi e record con gli amici. Dieci anni dopo uscì Hot Pursuit Remastered, con texture migliorate, supporto 4K e cross-play.

Need for Speed

Successivamente arrivò Need for Speed: The Run, con una storia intensa. Interpreti Jack Rourke, che deve saldare i debiti con la mafia. Per farlo, partecipa a una corsa illegale da San Francisco a New York. Il gameplay è strutturato a livelli invece che in un mondo aperto. Il gioco include eventi dinamici come valanghe e attacchi in elicottero, oltre a quick time event fuori dall’auto. Nonostante l’impatto visivo spettacolare, era piuttosto breve, con solo circa 4 ore di durata.

Nel 2012 è uscito un nuovo Need for Speed: Most Wanted. Si trattava di una reinterpretazione del classico del 2005. Il gioco offriva una città completamente aperta chiamata “Fairhaven City”. Ovviamente tornarono gli inseguimenti con la polizia e un multigiocatore molto integrato. Rispetto all’originale, il titolo aveva meno trama, ma più esplorazione ed eventi. I fan sentirono la mancanza della Blacklist e del focus narrativo.

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Con Need for Speed Rivals (2013), il franchise ha introdotto il multigiocatore istantaneo grazie alla nuova funzione AllDrive. Si poteva giocare sia come poliziotto che come pilota. Il gioco includeva anche un sistema meteo dinamico. Era presente un mondo aperto con montagne, coste e valli.

Nel 2015 arrivò un reboot di Need for Speed. Questo reboot puntava su corse notturne e sequenze video con attori reali. Il gioco offriva cinque stili di guida diversi (Outlaw, Style, Build, Speed, Crew). Purtroppo richiedeva la connessione permanente e offriva poca varietà negli eventi. Presentava comunque un sistema di tuning avanzato e una grafica molto curata.

Payback arrivò nel 2017 come un gioco incentrato sulla storia con un’atmosfera da film d’azione in stile Fast & Furious. C’erano tre personaggi giocabili e missioni di rapina per guadagnare grosse somme. Il gioco includeva un ciclo giorno/notte e un sistema di carte bottino per i potenziamenti. C’erano microtransazioni e la trama fu considerata poco convincente. Nonostante ciò, offriva una vasta gamma di veicoli.

Need for Speed

Siamo quasi alla fine, mancano solo due giochi. Nel 2019 uscì Need for Speed Heat con un concetto davvero particolare. Di giorno partecipavi a gare legali, mentre di notte correvi in gare clandestine con sempre più pattuglie della polizia. Il gioco introduceva un sistema di rischio-ricompensa: più guadagnavi di notte, maggiore era il rischio di perdere tutto. L’ambientazione era Palm City, ispirata a Miami, con un tuning e una personalizzazione molto dettagliati.

Ed eccoci arrivati all’ultimo capitolo di Need for Speed, ovvero Need for Speed Unbound uscito nel 2022. Il gioco presentava effetti in stile fumetto, come il cel-shading e animazioni graffiti. Il focus era sul racing underground. Si poteva esplorare liberamente Lakeshore City, ispirata a Chicago. Nel gioco era possibile derapare, saltare e gareggiare ad alta velocità. Fu apprezzato per il look originale, anche se il gameplay di base restava classico.

Need for Speed

Prospettive – Tornerà Need for Speed?

L’ultimo gioco della serie è stato il già citato Need for Speed Unbound. Ma dalla versione Vol.9, uscita nella primavera del 2024, non ci sono stati altri aggiornamenti. EA aveva annunciato un piano di supporto a lungo termine, perciò molti fan sono rimasti delusi.

Need for Speed

E i prossimi Need for Speed? Ci sono voci secondo cui EA starebbe mettendo la serie in pausa. Criterion Games, lo studio responsabile di Unbound, è stato parzialmente ristrutturato e ora lavora a Battlefield. Alcuni insider sostengono che esistano prototipi iniziali di un NFS next-gen, ma che al momento siano in sospeso. Tra i motivi ci sono le vendite modeste di Unbound (solo 1,8 milioni) e il focus sulle serie principali come Battlefield ed EA Sports.

Molti fan sperano che il franchise torni nel 2026 o 2027. Si auspica un reboot in stile Most Wanted con un approccio più simulativo, come accadde con Shift.

Conclusione – A tutto gas resta una leggenda

Need for Speed è riuscito a reinventarsi per oltre tre decenni, anche se non sono mancati periodi meno brillanti. A volte è stato un simulatore realistico, altre un sogno di tuning underground o un gioco di inseguimenti polizia contro piloti. Negli anni ha creato icone come la BMW M3 GTR e la Porsche Carrera GT.

Need for Speed

Anche se al momento il franchise è in pausa, resta un punto fermo della cultura videoludica e automobilistica. Milioni di appassionati attendono un seguito con idee fresche che riporti la passione per la velocità. Una cosa è certa: A tutto gas resta leggenda.


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